mercoledì 28 dicembre 2016

Bisogna sempre criar co le femine (C. Goldoni: i rusteghi e altro)



Consideriamo testo del "programma", quello da conoscere, insomma, perché oggetto di verifica orale i "Rusteghi", uno dei capolavori indiscutibili di Carlo Goldoni.  Dai i Rusteghi impariamo tante cose: la nascita del teatro borghese a Venezia, la prima città dotata di un'ampia classe borghese, l'importanza del carnevale. Sentiamo suonare la lingua venexiana, in un periodo in cui, sebbene nello Stivale le lingua letteraria sia da secoli il fiorentino, tuttavia la divisione politica rende perfettamente legittima la scrittura in volgare locale. 

Vediamo rappresentata nei Rusteghi (in scena per la prima volta al teatro di San Luca alla fine del Carnevale del 1760) come delle migliori pièce goldoniane la nostra natura in modo bonario ma impietoso. I "rusteghi" spiega Goldoni nelle sue Mémoires sono «uomini di rigida maniera ed insociabili, seguaci degli usi antichi, e nemici terribili delle mode, del divertimento e delle conversazioni del secolo». Goldoni nelle sue analizza ogni volta un carattere. Quello del rustego è il carattere della maschera di Pantalone, mercante veneziano, padre di famiglia brontolone, accorto quando non avaro. In questa commedia però Goldoni ne mette in scena ben quattro, ognuno dei quali conserva una forte individualità. 
Sul piano linguistico il dialogo brioso e spumeggiante delle donne (anche loro interessate al proprio "particulare" ma costrette a coalizzarsi) si contrappone a quello cupo e iroso degli uomini. 
I rusteghi mette in scena lo scontro tra il nuovo e l'antico, tra una concezione di vita rigida e una più moderna, fondata sul dialogo e sulla reciproca comprensione. E viene affrontato anche il nodo dell'educazione dei figli e del matrimonio, un tempo sottoposti alla tirannica autorità paterna, ora - in sintonia con le prospettive dell'illuminismo - poggiati sull'amore e sul rispetto. (sembra un copia-incolla dal postdi Terenzio vero?)

Sarà in Veneziano, sarà in bianco e nero, ma l'allestimento pensato da Cesco Baseggio e Italo Alfaro per la RAI è ancora molto piacevole. Venne trasmesso sul Programma Nazionale il 27/11/1964.
Tenete d'occhio Filippetto: l'attore è Willy Moser. Avete presente chi è?

Durante la visione della commedia usate una scheda per appunti Cornell come questa





La Locandiera è il classico goldoniano più rappresentato, non fosse altro perché è il testo più brillante di quelli scritti in fiorentino. La trama va conosciuta, perché è parte della Storia della letteratura italiana. Interessante è anche il "Servitore di due padroni", che ancora mette in scena, insieme agli attori moderni un protagonista in maschera.
Lo sapevate che a Venezia era consentito girare in maschera anche fuori dal periodo di Carneval? no? allora avete davvero bisogno di fare un tuffo nel teatro di Goldoni!